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Tebaldi

2007

 

First

Fabio Capello

Il suo debutto come calciatore avviene a diciotto anni con la Spal. Correva l'anno 1964 e Fabio Capello era un centrocampista centrale roccioso, forse non dai piedi sublimi ma dall'ottima visione di gioco. Quella che gli è rimasta anche dopo e che gli ha permesso di portare a casa quell'impressionante "carnet" di vittorie che oggi tutti gli invidiano. La Roma lo acquista nel 1967. A volerlo è il presidente Franco Evangelisti in persona. Suo primo allenatore in giallorosso è il verace Oronzo Pugliese. Poi arriva Helenio Herrera. Nel giro di pochi anni Capello diventa una delle colonne di una squadra di medio livello, che fatica in campionato ma che nel 1969 vince la Coppa Italia (grazie anche ai suoi goal). E' una Roma promettente, che fa ben sperare i tifosi. Ma il nuovo presidente Alvaro Marchini si trova alle prese con un bilancio traballante e decide di vendere i pezzi pregiati della squadra: Luciano Spinosi, Fausto Landini e Fabio Capello. I tifosi romanisti insorgono, ma la cessione è ormai definitiva. Per Capello si apre una stagione di successi. Vince tre scudetti e diventa titolare in Nazionale. Con la maglia azzurra conquista un posto d'onore nella storia del calcio: il 14 novembre 1973 sigla il gol del primo successo italiano contro l'Inghilterra, a Wembley. Nel 1976 lascia la Juventus per il Milan. Sono gli ultimi due anni di carriera. Dal 1985 al 1991 dirige il settore giovanile del Milan, ma si occupa anche di hockey e di strategie di marketing. Nel 1991 la grande occasione: tramontata la stella di Arrigo Sacchi, Capello è chiamato alla guida del Milan di Franco Baresi, Paolo Maldini e dei tre campioni olandesi (Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard). In cinque stagioni vince quattro scudetti, tre Supercoppe di Lega, una Coppa Campioni e una Supercoppa europea. Capello è allenatore grintoso e duttile. Adatta il gioco ai calciatori che ha. Un anno opta per un gioco offensivo, quello seguente si preoccupa soprattutto di non prenderle. Ha carattere da vendere. Lascia il Milan nel 1996 dopo uno scudetto vinto facendo convivere due talenti assoluti come Roberto Baggio e Dejan Savicevic. Il "duro" vola a Madrid e, al primo tentativo, vince la Liga. La conseguenza? Gli spagnoli tifosi del Real lo eleggono ad eroe, qualcuno vorrebbe erigergli un monumento. E' un modo di dire, ma non c'è dubbio che la personalità di Mister Capello ha travolto i cuori iberici. In patria, invece, il Milan comincia ad andare male. Si corre ai ripari chiamando nuovamente capitan Capello che, duro sì ma anche tenero di cuore, non sa dire no. Purtroppo l'idillio rossonero non si ripete e Don Fabio (come lo avevano ribattezzato a Madrid), deluso, si concede un anno lontano dai campi limitando la sua attività a commentatore televisivo. Nel maggio 1999 lo chiama a Roma

Franco Sensi. Il 17 giugno 2001 la Roma vince il suo storico terzo scudetto. In molti vedono in Capello il vero "valore aggiunto" della squadra. E' lui l'allenatore più vincente del decennio. Tra Milan, Real Madrid e Roma su otto tornei disputati ne ha vinti sei. Ed il 19 agosto 2001 conquista anche la Super Coppa battendo la Fiorentina 3 a 0. La fama di questo straordinario professionista del calcio, che tutto il mondo ci invidia, non si smentisce: al suo primo anno alla guida della Juventus, vince lo scudetto. Per la società è il ventottesimo e a Fabio Capello va grande parte del merito. Dopo la fine del campionato 2005/06, nel mese di luglio Capello lascia la Juventus: tornerà in Spagna sulla panchina del Real Madrid. In Spagna porta nuovamente la squadra ai vertici: all'ultima giornata fa vincere alle "merengues" il trentesimo scudetto, portando la sua immagine di allenatore vincente in alto come pochi hanno saputo fare.

Motivazioni del Premio

A Fabio Capello,
uno dei pochi sportivi capace di trasmettere a qualsiasi squadra la cosidetta “mentalità vincente”, modo di pensare ed operare esportato e ricercato anche all’estero. Unico allenatore ad avere vinto il campionato di calcio italiano con 3 squadre diverse. Persona di grandi capacità di comprensione e umanità con la speciale virtù di sapere coltivare giovani campioni: tra questi basta ricordare i nomi di Francesco Totti e Antonio Cassano. Inoltre, è ritenuto Ambasciatore di uno stile sportivo italiano unanimamente riconosciuto nel mondo globalizzato del calcio.

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Francesco Bambina - Presidente dell’Associazione “Amici della Musica” di Alcamo e Fabio Capello - Allenatore


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